p 114 .



Paragrafo 2 . Verso gli Stati Generali.

     
L'inadeguatezza del sistema fiscale fu all'origine dei  contrasti  che
porteranno allo scoppio dei primi eventi rivoluzionari. Dopo  l'ascesa
al  trono  di  Luigi sedicesimo, succeduto al nonno nel 1774,  vennero
operati  vari  tentativi  di sanare il pesante  deficit  del  bilancio
statale. Jacques Turgot, Jacques Necker, Charles-Alexandre de  Calonne
ed  tienne-Charles de Brienne, che si succedettero al controllo delle
finanze  pubbliche  dal  1774 al 1787, cercarono  di  attuare  manovre
basate  sulla  riduzione  degli  sprechi,  sui  tagli  delle  spese  e
sull'aumento  delle entrate tramite un prelievo fiscale  che  colpisse
senza  eccezioni anche le classi privilegiate. Queste ultime  per  si
opposero tenacemente ad ogni progetto, tanto che il re fu costretto  a
convocare,  per  il  maggio del 1789, gli Stati  Generali,  un  organo
consultivo composto dai rappresentanti dei tre ordini sociali non  pi
riunito  dal  1614,  perch  esaminasse la  situazione  finanziaria  e
discutesse sulla eventuale riforma del sistema fiscale.
     La  riunione degli Stati Generali fu preceduta da un'intensa fase
di  preparazione, nel corso della quale i tre ordini elessero  i  loro
rappresentanti  e formularono le richieste da presentare  al  sovrano.
Questo  avvenne attraverso una straordinaria mobilitazione  di  massa,
fatta   di  assemblee,  riunioni  e  incontri,  resa  pi  vivace   ed
appassionata  dal  dilagare  di una crisi economica,  che  provoc  un
aumento  dei  prezzi  e  della disoccupazione ed  origin  proteste  e
sommosse popolari in tutto il paese.
     Tutto   il  popolo,  secondo  la  tradizione,  era  chiamato   ad
esprimersi  tramite assemblee locali, nel corso delle  quali  venivano
redatti  i  cahiers de dolances (raccolte di rimostranze), contenenti
le istanze da presentare al sovrano. Per il loro numero (ne sono stati
rintracciati  circa  60.000) e la loro capillarit essi  rappresentano
un'importante testimonianza sulle condizioni della Francia dell'ancien
rgime e sugli orientamenti dell'opinione pubblica alla vigilia  della
rivoluzione.
     Le  rimostranze  del  terzo  stato  erano  espresse  prima  nelle
riunioni
     
     p 115 .
     
     delle  parrocchie in campagna, dei quartieri e delle corporazioni
in  citt,  che in genere avanzavano richieste di tipo prevalentemente
economico  e  proteste  per  l'oppressione e  l'avidit  dei  signori,
accompagnate  da attestati di fedelt nei confronti  del  sovrano.   I
documenti  redatti  da queste comunit locali erano  esaminati  quindi
dalle  circoscrizioni, incaricate di elaborare i cahiers da presentare
agli  Stati  Generali,  che in questa stesura  definitiva  esprimevano
soprattutto   le   aspirazioni  della  borghesia   ad   una   profonda
trasformazione del sistema politico. Ci indica chiaramente l'egemonia
della borghesia gi a partire da questa fase prerivoluzionaria.
     Contemporaneamente alla consultazione popolare  venne  pubblicata
una  grande  quantit di testi, opuscoli e documenti a sostegno  delle
varie  idee  e  rivendicazioni. Le aspirazioni del terzo stato  furono
espresse  con particolare efficacia nel pamphlet intitolato Che  cos'
il  terzo stato dell'abate Emmanuel-Joseph Sieys. Egli affermava  che
le  attivit lavorative e le funzioni pubbliche necessarie "perch una
nazione  viva  prospera  e  felice" erano tutte  a  carico  del  terzo
stato.  Quest'ultimo, pertanto, non poteva pi essere  considerato  un
ordine  sociale inferiore, in quanto coincideva con l'intera  nazione:
"Chi  oserebbe  dire che il terzo stato non ha in  s  tutto  ci  che
occorre  per  formare una nazione completa? Esso   un  uomo  forte  e
robusto,  con un braccio ancora incatenato. Se si eliminasse  l'ordine
privilegiato, la nazione non sarebbe qualcosa di meno, ma qualche cosa
di pi. Che cos' dunque il terzo stato? Tutto, ma un tutto impedito e
oppresso. Che sarebbe senza l'ordine privilegiato? Tutto, ma un  tutto
libero  e  fiorente. Nulla pu procedere senza di esso, tutto andrebbe
infinitamente  meglio senza gli altri. [...] Il terzo stato  abbraccia
dunque  tutto ci che appartiene alla nazione; e tutto ci che  non  
terzo  stato,  non  pu essere considerato come  facente  parte  della
nazione".
     Nel  marzo  del  1789 si tennero le elezioni  dei  delegati  agli
Stati  Generali.  Il  regolamento, deciso  dal  sovrano  nel  mese  di
gennaio,  concedeva il diritto di voto a tutti i francesi  maschi  che
avessero  compiuto  25  anni e pagassero le tasse.  Luigi  sedicesimo,
esaudendo una richiesta avanzata dal terzo stato, concesse a questo il
raddoppio  del  numero dei suoi rappresentanti. Secondo la  tradizione
infatti,  ai  primi  due  ordini,  che  corrispondevano  al  2%  della
popolazione, sarebbe spettato un numero di rappresentanti superiore  a
quello  del  restante  98%, cio del terzo stato.  Quest'ultimo  aveva
anche  chiesto che ai futuri Stati Generali i rappresentanti  dei  tre
ordini  si riunissero congiuntamente ed esprimessero un voto a  testa,
contrariamente a quanto previsto dalla procedura tradizionale, in base
alla  quale  si  votava per ordine, per cui i primi  due,  alleandosi,
avrebbero  sempre ottenuto la maggioranza. Questa richiesta  per  non
venne presa in considerazione dal sovrano.
